Cosa c’è dietro?

da Antonio Ferrara
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Antonio Ferrara

Pubblicato in: Psicologia e salute – Anno I n. 6, 1991.

 

“Scegliersi in coppia come alleati per fuggire paure interne, riservandosi un domani, la possibilità di accusarsi vicendevolmente per essersi tarpati le ali.”

 

Santina a seguito di un aborto spontaneo incominciò a sentirsi depressa e a svalutarsi. Non era capace di fare un figlio. Già altre volte le era capitato di interrompere prematuramente una gravidanza a suo dire voluta.

Provava sensi di inferiorità nei confronti delle altre donne e pur avendo già dei figli non si rassegnava all’idea di non “riuscire”. Il marito d’altra parte insisteva, voleva un altro bambino. La paziente si disperava per il fatto che lei, così desiderosa di essere mamma, dovesse rassegnarsi a rinunciare.

La considerava una vera ingiustizia.

Non poteva farsi una ragione di questo strano processo che stava vivendo, le sembrava senza spiegazione.

Quando il terapeuta le suggerì che forse non era così convinta del suo desiderio di maternità e che sembrava che una parte di lei rifiutasse l’idea di avere un altro bambino, si sdegnò.

Aveva idealizzato il suo ruolo di madre e non poteva concepire che una donna rinunciasse ai sentimenti “che solo una madre può provare”.

Aveva principi morali rigidi e concepiva il sesso solo in funzione della maternità, anche se non lo riconosceva e si presentava come donna libera e moderna.

Il marito, d’altra parte, persona fragile e impaurita, è profondamente convinto, senza rendersene conto, che l’unico modo per averla tutta per te è di tenerla chiusa nel ruolo di madre dei suoi figli, così sarà distolta da ogni desiderio di allontanamento o di esperienze con altri uomini.

In questo modo tutela la sua gelosia.

L’incastro sembrava perfetto: entrambi si proteggevano da profonde ed inconsce paure.

Il meccanismo saltò completamente quando Santina incominciò a scoprire la sua femminilità e a rivedere un po’ quei valori familiari e culturali che aveva malamente “ingoiato”, senza averci creduto. Incominciò a capire in quale trappola si era cacciata e a riscoprire desideri e bisogni: altro che i figli, vuole “vivere”!

Basta con le colpevolizzazioni”, urla al marito “voglio recuperare il tempo perduto”.

Andrea si sente smarrito, il mondo sembra crollargli addosso. Come un bambino impaurito tenta in mille modi, sempre più maldestri, di trattenerla ottenendo sempre di più il risultato opposto: lei si vuole “liberare”, e se ne va.

Capisce che per anni ha proiettato sul marito il suo persecutore interno, rigido e moralista che non le dava spazio per una esistenza più significativa.

Vivevano entrambi entro un modello che li rassicurava e li proteggeva. Si erano costruiti una rete rigida e rassicurante di comportamenti socialmente accettabili non importa se a scapito del rispetto e dell’amore.

C’è un bambino impaurito dentro di noi che non segue la ragione, sperimenta, e quando incontra la paura cerca soltanto rassicurazione, non importa se il vantaggio che ottiene sarà a danno di crescita e dignità.

Santina capisce che lui, come sostituto del proprio censore interno che vieta e reprime, la salvaguarda dalla “perdizione”. Così interpreta la rigida morale sessuale che le hanno trasmesso, e si rende conto che il desiderio fasullo di maternità viene come conseguenza dei tanti principi che si è imposta senza veramente accettarli e assimilarli.

Purtroppo, come spesso accade quando uno dei due coniugi scopre i propri bisogni e le sue rinnovate energie, perde in comprensione e lo fa contro l’altro.

Non considera che lo aveva scelto come alleato per le sue paure. Santina riscopre i suoi diritti di donna e incomincia a manifestare il proprio disprezzo. Non c’è pietà per lui. Emergono tutti i rancori tenuti sepolti per anni. Andrea vive il dolore e la paura di sentirsi abbandonato. Non “capisce” cosa succede.

Gli avvenimenti sembrano più grandi di lui. Il terapeuta suggerisce che anche il marito si sottoponga a terapia, magari con la partner in sedute di coppia, per favorire una comprensione di entrambi sul processo che stanno vivendo.

Anche se la separazione sembra ineluttabile, perlomeno avvenga con rispetto e con reciproca comprensione.

L’esperienza invece, come in questo caso, sfocia spesso nel cinismo e il coniuge che al momento si sente “più forte” non vuole sentire ragioni. L’esaltazione che vive per la nuova “libertà” le toglie consapevolezza e Santina parte sovraeccitata per il suo nuovo “viaggio” lasciando il marito affranto e avvilito nel suo dolore.

 

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